Nuovi farmaci nella cura dell’Obesità

L’American Medical Association e il National Institutes of Health riconoscono ufficialmente l’obesità come una malattia cronica complessa a sé stante.
—Kyle TK, Dhurandhar EJ, Allison DB. Regarding obesity as a disease: evolving policies and their implications. Endocrinol Metab Clin North Am. 2016;45:511–520

Le nuove terapie farmacologiche grazie alla loro duttilità e facilità di impiego sono sempre più universalmente accettate quando l’intervento sullo stile di vita fallisce. Mysimba, Saxenda e Wegovy hanno dimostrato non solo di ottenere una significativa perdita di peso ma anche una modifica del comportamento alimentare e di poter coì essere usati anche per il mantenimento dei risultati raggiunti. Una volta dimagriti i pazienti potranno seguire un’assunzione saltuaria legata ad eventi specifici
—Buhls T, Thimq L, Kofodll H, et al. Naturally occurring products of proglucagon 11 1-160 in the porcine and human small intestine. J Biol Chem. 1988;263:8621–8624.

—Reimann F, Gribble FM. Glucose-sensing in glucagon-like peptide- 1-secreting cells. Diabetes. 2002;51:2757–2763.

Wegovy si presenta come una penna preriempita con diverse possibilità di dosaggio. 0,25 mg – 0,5 mg – 1 mg – 1,7 mg – 2,4 mg. La piccola iniezione sottocutanea è a cadenza settimanale e se la si dimentica può essere fatta in orari diversi da quello solito o addirittura il giorno dopo

J Investig Med

. 2022 Jan;70(1):5-13.
doi: 10.1136/jim-2021-001952. Epub 2021 Oct 27.
Wegovy (semaglutide): a new weight loss drug for chronic weight management
Review

Mol Metab

. 2022 Mar:57:101351.
doi: 10.1016/j.molmet.2021.101351. Epub 2021 Oct 6.
GLP-1 physiology informs the pharmacotherapy of obesity
Daniel J Drucker 1

Saxenda – Liraglutide: Iniezione per la perdita di peso

Un nuovo prodotto dimagrante che promette di portare il processo della perdita di peso a un livello più alto è stato approvato dalla Commissione Sanitaria Europea e potrebbe presto essere disponibile dietro prescrizione ed eventualmente senza ricetta in alcuni paesi, come l’Italia, in una data successiva.

Liraglutide agisce inibendo l’appetito in modo che chi la usa mangia meno cibo e di conseguenza riduce l’apporto calorico giornaliero. Quando il corpo non riceve un adeguato apporto calorico comincia a bruciare il grasso corporeo per ottenere le calorie extra di cui ha bisogno. In teoria la dieta è un processo semplice, ma in pratica è molto più difficile.

L’utilizzo di Liraglutide offre anche alcuni altri vantaggi:

  • Aumenta i livelli di colesterolo buono
  • Riduce la pressione arteriosa
  • Previene diabete
  • Produce un fattore di benessere

Produzione e utilizzo

Liraglutide, che verrà commercializzato con il nome di Saxenda, è realizzato in Danimarca da parte della casa farmaceutica globale Novo Nordisk, ed è confezionato all’interno di una siringa simile a quella usata dai diabetici. E’ necessaria solo una dose ogni giorno e gli utilizzatori devono iniettarla nel loro stomaco poco prima di colazione. Il farmaco è stato usato come trattamento per il diabete dal 2009, e nel mese di dicembre 2014 la FDA americana ha approvato il suo uso come trattamento per gli obesi adulti degli Stati Uniti.
In Europa l’approvazione ufficiale ha richiesto un po’ di più e il farmaco ancora non è disponibile dietro prescrizione medica in Gran Bretagna perché gli organi di governo dei farmaci britannici lo ritengono troppo costoso. Con un costo previsto di £ 2,25 € 3,00 al giorno liraglutide sarà due volte più costoso dell’attuale favorito nelle prescrizioni, Orlistat. E’, tuttavia, due volte più efficace.

Che cosa è Liraglutide e come funziona?

Liraglutide è un peptide ad azione prolungata simile al glucagone-1 ricettore agonista in grado di regolare i livelli di glucosio nel sangue, aumentare la secrezione di insulina, ritardare lo svuotamento gastrico, e inibire l’appetito. Gli esperti non sono stati in grado di determinare il modo esatto in cui avviene l’inibizione dell’appetito, ma si crede che l’uso del farmaco provochi l’invio di un segnale al cervello che lo induce erroneamente a credere che lo stomaco sia pieno. Tuttavia, forse la metodologia non è importante quanto i risultati perché liraglutide può consentire agli utilizzatori di mangiare il 10% di cibo in meno rispetto al normale.

Studi scientifici e l’opinione di esperti

L’efficacia di liraglutide come farmaco per la perdita di peso è stata dimostrata da cinque studi clinici, ma non tutti gli esperti sostengono l’uso del farmaco. Il Direttore del Centro per la ricerca sull’obesità presso la Robert Gordon University (Aberdeen), il professor Iain Broom, ritiene che cambiare le abitudini alimentari della nazione sia una risposta migliore dei farmaci. “Fino a quando la società non cambia e il rapporto del governo con i cambiamenti del settore alimentare e l’industria alimentare stessa non cambiano, non andremo da nessuna parte molto velocemente”, ha detto Broom.Ma Mike Lean (professore di nutrizione umana all’Università di Glasgow) considera Liraglutide un’opzione che può “assolutamente cambiare la vita”. Alcuni dei suoi pazienti erano su sedia a rotelle a causa dell’obesità; liraglutide li ha rimessi in piedi.

“La maggior parte dei pazienti si trovano bene, e alcuni incredibilmente bene,” ha detto Lean. “Ed è straordinariamente sicuro almeno per i due o tre anni per i quali abbiamo buone prove senza segnali che suggeriscano gravi effetti collaterali.”

Effetti collaterali e problemi di salute

Per quanto improbabili possano essere, gli effetti collaterali non si possono escludere del tutto.

Possibili effetti indesiderati comprendono:

  • Nausea
  • Diarrea
  • Mal di testa
  • Indigestione
  • Prurito

Nel 2013, furono sollevate preoccupazioni per un possibile collegamento tra l’uso di liraglutide e il cancro del pancreas. La FDA e l’Agenzia europea per i medicinali hanno esaminato i dati pertinenti e non sono riusciti a trovare prove sufficienti per giustificare tali rivendicazioni.

Probabile utilizzo

Se Liraglutide diventa disponibile solo dietro prescrizione è probabile che i medici trattino il farmaco (italiano) in un modo simile a Orlistat (blocca-grassi), e lo prescrivano solo ai pazienti che sono clinicamente obesi, o a coloro che hanno problemi di salute, ad esempio pressione arteriosa alta, che possono essere fortemente aggravati dal loro attuale peso corporeo. Il farmaco ha certamente un potenziale, ma resta da vedere se i dirigenti del governo consentiranno alle persone obese di usufruire di questo potenziale.

Liraglutide: il nuovo farmaco per perdere peso

La liraglutide è la nuova terapia farmacologica per l’obesità. Non si tratta solo di un farmaco estetico che promette miracoli, ma di una sostanza che dà la certezza di diminuire la propria massa corporea in modo costante e definitivo. Curare l’obesità è necessario per migliorare la qualità di vita e ridurre i rischi di numerose malattie. In tutti i casi clinici di difficile risoluzione, per curare l’obesità è possibile usufruire di un nuovo metodo, scientificamente testato e igienicamente sicuro. Assumere liraglutide, tuttavia, è da intendersi sempre e solo come un sussidio ad altre terapie e richiede la collaborazione del paziente. Associata ad una buona attività fisica, ad un’alimentazione sana e ad un migliore stile di vita, la liraglutide aiuta realmente a perdere peso.

Terapia farmacologica dell’obesità

Come funziona la liraglutide

Il funzionamento del farmaco si basa su una serie di segnali che attraverso il metabolismo vengono inviati al cervello. Bloccando il senso di appetito e trasmettendo quello di sazietà, l’individuo che assume liraglutide non avrà più lo stimolo di mangiare. In effetti, le statistiche confermano l’efficacia di questo farmaco che farebbe perdere in media 5-6 chili annui di peso corporeo in modo definitivo. Se a ciò si aggiunge un po’ di sano movimento, si comprende come ritornare al proprio peso forma sia possibile.

Terapia farmacologica per dimagrire

Liraglutide

Perdere peso può essere a volte necessario: non soltanto per risolvere un problema estetico, ma per prevenire più serie patologie. Ma dove la dieta e l’attività fisica non bastano, viene oggi in aiuto dei pazienti un nuovo farmaco: la liraglutide. Immesso sul mercato di recente, ha già raggiunto alti livelli di gradimento. Una terapia farmacologica dell’obesità, a volte, è l’unica strada percorribile per restituire a molte persone una migliore qualità di vita e soprattutto per allungare le loro aspettative di vita. Non sempre è facile individuare la causa del peso eccessivo in una persona. Spesso entrano in campo problemi genetici, disordini alimentari e aspetti sociali che rendono difficile stilare una terapia dell’obesità.

A cosa serve la liraglutide

Funzionamento

La terapia farmacologica dell’obesità, a base di Liraglutide, ha il pregio di centrare subito l’obiettivo: far perdere peso a chi l’assume. Calo di peso che si stabilizza già dopo i primi mesi. Questo perché la liraglutide regola il metabolismo, comunicando al cervello i segnali che regolano l’appetito ed il senso di sazietà. Tuttavia la terapia farmacologica dell’obesità basata sulla liraglutide deve essere inserita all’interno di un programma di dimagrimento più vasto, che include sacrifici e costanza. Solo un professionista potrà personalizzare la terapia più adeguata per ogni paziente.

A metà degli anni ’90, il dott. John Eng  ha scoperto che un ormone contenuto nel veleno del mostro di Gila, una grande lucertola scoperta nell’arenile del fiume GILA in Arizona non lontano dalla città di Tucson, stimola la produzione di insulina nel corpo. L’ormone che lui ha chiamato INCRETINA, funziona in modo simile a un altro ormone chiamato GLP-1 presente nel tratto digestivo degli esseri umani che regola il glucosio nel sangue. 

Il dottor Eng ha iniziato la sua carriera come medico e ricercatore presso il Veterans Administration Medical Center nel Bronx, New York, lavorando sotto la dottoressa Rosalyn S. Yalow, vincitrice del Premio Nobel. Concentrandosi sul veleno del mostro di Gila, il dottor Eng scoprì nel 1992 un nuovo composto che chiamò Exendin-4. Il composto stimola le cellule produttrici di insulina nel pancreas a produrre più insulina quando i livelli di glucosio sono alti. Il composto mantiene i livelli di zucchero nel sangue del corpo a un livello costante e normale riducendo al minimo, rispetto a un’iniezione di insulina, il rischio che i livelli diventino troppo bassi.

Controllare la quota di glucosio in realtà si è scoperto che riguarda anche il paziente obeso che riesce ad evitare l’iperglicemia trasformando il glucosio in tessuto adiposo.

Riducendo il glucosio  nel sangue del paziente obeso – senza mai causare ipoglicemia – mediante un meccanismo naturale che è lo stesso che si determina dopo il pasto a base di carboidrati ecco che è possibile ridurre anche il piacere che deriva dal mangiare gli alimenti che in primo luogo sono la causa dell’eccesso di peso. Grazie alla ricerca del dott. Eng è stato possibile creare il farmaco SAXENDA che in modo naturale toglie il piacere di eccedere con gli alimenti “remunerativi” responsabili dell’addiction cioè dell’eccesso causato dal piacere che questi sanno determinare.

 

 

 

 

Terapia farmacologica del paziente Obeso

IL METABOLISMO DIPENDE ANCHE DAL FEGATO 

Vari studi hanno descritto gli effetti benefici di specifici batteri intestinali sulla nostra salute.
Il microbiota intestinale (L) potrebbe migliorare i profili metabolici dei pazienti che soffrono di diabete di tipo 2 e anche di tipo 1 e di chi è in sovrappeso.
Tuttavia, identificare i potenziali ceppi probiotici che possono colonizzare efficacemente il tratto gastrointestinale e influenzare significativamente il metabolismo dell’ospite rimane ancora una via terapeutica tutta da scoprire.
Un primo approccio consiste nel valutare la presenza di due tossine che originano dal metabolismo di specifici gruppi batterici intestinali e  che una volta assorbite dall’intestino passano nel sangue e poi drenate dai reni sono eliminate con le urine.

Scatolo e Indolo sono le due tossine valutate mediante un semplice esame delle urine del paziente. (L)
Il mancato equilibrio tra i gruppi di batteri responsabili della produzione di SCATOLO e quelli responsabili della produzione di INDOLO è un primo passo per valutare la presenza e soprattutto l’andamento nel tempo della DISBIOSI.
La disbiosi intestinale intesa come l’alterazione dell’equilibrio tra le colonie batteriche gastrointestinali è stata studiata nei topi e nell’uomo.
L’insorgere di malattie croniche e  la necessità di dover assumere terapie farmacologiche protratte, i cambi radicali del modo di alimentarsi , il doversi trasferire in luoghi con culture alimentari completamente diverse da quelle adottate per decenni e la stessa necessità di doversi sottoporre a cambiamenti delle abitudini alimentari per perdere peso, possono causare la disbiosi.
Ahimè la disbiosi stessa può causare aumento di peso.
Nonostante una maggiore comprensione del contenuto genetico del microbioma rimane da chiarire la relazione tra lo sviluppo dell’adiposità e i batteri intestinali.
Recentemente è stato dimostrato come l’assunzione di alte dosi di acidi biliari  sia in grado di agire sui batteri intestinali.
Di per se la bile normalmente regola funzionalmente il metabolismo dei grassi e svolge un ruolo profondo nel metabolismo del colesterolo.

Solo recentemente è stato possibile dimostrare che la supplementazione di acidi biliari è in grado di agire sul metabolismo e modificare il peso dell’ospite attraverso modificazioni della flora batterica intestinale.
L’assunzione di alti dosaggi di sali biliari (L) ha comportato una significativa riduzione dell’aumento di peso, del colesterolo plasmatico e dei trigliceridi che causano la steatosi (L) del fegato nell’obeso.

Regulation of host weight gain and lipid metabolism by bacterial bile acid modification in the gut Susan A. Joyce John Mac Sharry Patrick G. Casey, Michael Kinsella, Eileen F. Murphy, Fergus Shanahan, Colin Hill, and Cormac G. M. Gahan

 

RUOLO DEGLI ACIDI BILIARI

Numerosi studi hanno dimostrato che gli acidi biliari agiscono come molecole di segnale in grado di modificare il metabolismo energetico, glucidico e lipidico.

Thomas C, Gioiello A, Noriega L, Strehle A, Oury J, Rizzo G, Macchiarulo A, Yamamoto H, Mataki C, Pruzanski M et al.: TGR5- mediated bile acid sensing controls glucose homeostasis. Cell Metab 2009, 10:167-177.

Studi recenti hanno confermato la relazione tra la flora batterica intestinale e la secrezione biliare del fegato

Degirolamo C, Rainaldi S, Bovenga F, Murzilli S, Moschetta A: Microbiota modification with probiotics induces hepatic bile acid synthesis via downregulation of the Fxr-Fgf15axis in mice. Cell Rep 2014, 7:12-18.

In uno studio elegante, Joyce et al. ha dimostrato che l’attività dell’enzima idrolasi dei batteri intestinali, è in grado di influenzare il peso corporeo e lo sviluppo della massa grassa.

Joyce SA, MacSharry J, Casey PG, Kinsella M, Murphy EF, Shanahan F, Hill C, Gahan CG: Regulation of host weight gain  and lipid metabolism by bacterial bile acid modification in the gut. Proc Natl Acad Sci USA 2014, 111:7421-7426.

Questo studio ha dimostrato che la colonizzazione del tratto gastrointestinale da parte di un batterio trasformato (es. Escherichia coli) che aumenta l’attività dell’enzima idrolasi  ha come risultato una riduzione del peso corporeo, del colesterolo plasmatico e dei trigliceridi epatici.
In pratica quindi assumere ad ogni pasto acido ursodesossicolico oppure acido deidrocolico non solo migliorerebbe la funzionalità epatica  la digestione e la funzionalità intestinale ma addirittura sarebbe in grado di favorire la perdita di peso.
Poiché numerosi probiotici svolgono l’attività di idrolisi batterica, ciò può spiegare parzialmente i loro effetti metabolici sul peso corporeo.

Begley M, Hill C, Gahan CG: Bile salt hydrolase activity in probiotics. Appl Environ Microbiol 2006, 72:1729-1738.

Sebbene l’influenza del microbiota intestinale sul metabolismo energetico sia certamente multifattoriale, questo tipo di studio sottolinea l’importanza della selezione razionale dei probiotici basata su caratteristiche specifiche, come la loro capacità di idrolizzare i sali biliari.
Infatti composizione e struttura finale degli acidi biliari sono determinate dalle trasformazioni operate dalla flora batterica intestinale.

Gli acidi biliari si dividono in:

  • primari, perché formati direttamente dal fegato come l’acido colico e e l’acido chenodesossicolico,
  • secondari, perché formati  dalla flora batterica nell’intestino a partire da quelli primari come l’acido litocolico e l’acido desossicolico.

La supplementazione per poter agire indipendentemente dal microbiota del soggetto deve essere fatta con acidi biliari simili a quelli che la flora batterica di persone magre produce normalmente.
Tra gli acidi al momento disponibili, in grado di agire sul recettore farnesoide X e sul microbiota facilitando lo smaltimento dei grassi , abbiamo l’acido deidrocolico, l’ursodesossicolico e il taurocolico.
L’acido deidrocolico agisce aumentando l’afflusso della bile nell’intestino e in virtù della sua azione coleretica, possiede una debole attività lassativa che è rinforzata dalla sua azione di stimolo della peristalsi intestinale, per azione diretta sulla mucosa del colon.
L’acido deidrocolico è metabolizzato in gran parte a livello del fegato e trasformato in acido idrossichetocolico e poi riversato nell’intestino come acido colico.

Ma come tale agisce sul colon facilitando la peristalsi e favorendo i batteri che concorrono a migliorare il nostro metabolismo.

L’acido ursodesossicolico è stato impiegato da decenni per ridurre la dimensione dei calcoli della cistifellea e come coadiuvante della terapia della cirrosi biliare. Solo recentemente è stato scoperto agire anche sul recettore Farnesoide X coinvolto nel metabolismo adiposo.

Questo farmaco deriva dall’acido ursodesossicolico unito alla Taurina.
Ha dimostrato essere un antiossidante e addirittura un neuroprotettivo del sistema nervoso centrale impiegato nella terapia del Morbo di Parkinson e anche nella SLA ovviamente in associazione alla terapia convenzionale.

J. Parry et al., “Safety, tolerability, and cerebrospinal fluid penetration of ursodeoxycholic acid in patients with Amyotrophic Lateral Sclerosis”, CLIN. NEUROPHARMACOL, (2010).

L’acido tauroursodesossicolico é presente fisiologicamente nella bile umana; i farmaci industriali presenti in Italia a base di questo acido (es. Tauro® o Tudcabil®) sono indicati per il trattamento dei calcoli biliari e della cirrosi biliare.

Tuttavia diversi studi hanno dimostrato l’efficacia dell’acido tauroursodesossicolico come coadiuvante nella terapia dell’insulinoresistenza e tale da migliorare il rapporto tra massa magra e grassa a parità di dieta e attività fisica.

Tauroursodeoxycholic Acid May Improve Liver and Muscle but Not Adipose Tissue Insulin Sensitivity in Obese Men and Women Marleen Kars, Ling Yang, Margaret F. Gregor, B. Selma Mohammed, Terri A. Pietka, Brian N. Finck, Bruce W. Patterson, Jay D. Horton, Bettina Mittendorfer, Gökhan S. Hotamisligil and Samuel Klein
Diabetes 2010 Aug; 59(8): 1899-1905.

Calorimetria

CALORIMETRIA INDIRETTA MEDIANTE CALORIMETRO A MASCHERA GERATHERM RespiratoryGmbH

La calorimetria indiretta consente di valutare sia gli alimenti assunti negli ultimi pasti, sia il metabolismo della persona in esame. Questa metodica quindi consente di intervenire sia sul fronte dell’alimentazione da seguire, sia sul fronte della dietoterapia da intraprendere.
I parametri misurati sono essenzialmente il volume di ossigeno introdotto (VO2) e il volume di anidride carbonica emessa (VCO2).
Poiché il metabolismo umano si basa sulla biochimica ossidativa, quando si «metabolizza» si consuma ossigeno e si produce anidride carbonica.
Già nel 1949 J.B.WEIR un fisico scozzese dell’Università di Glasgow aveva calcolato mediante esperimenti di fisica, come il consumo di ossigeno variasse con il variare degli alimenti assunti con la dieta.

Quoziente Respiratorio

Il rapporto tra anidride prodotta ed ossigeno consumato (VCO2/VO2) è definito quoziente respiratorio. Il Respiratory Quotient o QR con la nostra calorimetria è indicato come RER cioè Respiratory Exchange Ratio. Il RER cambia in base agli alimenti assunti nelle ultime 48 ore.

  • Se si mangiano«Prevalentemente Carboidrati» il RER sarà intorno a 0,90. Addirittura se si esagera con i carboidrati può superare il valore di 1
  • Se il RER è intorno a valori uguali o superiori a 0,80 – ma sempre inferiori a 0,90 indica che si segue una dieta prevalentemente proteica
  • Se il RER è inferiore a 0,80 si sta seguendo una dieta ipocalorica e ipoglicidicaIl calcolo è più preciso se si conosce la quota di azoto urinario (Nu) escreto nelle24ore. Nu rappresenta il catabolita terminale dell’ossidazione proteica. Sapendo che 1 g di Nu corrisponde a 6.25g di proteine, è possibile risalire alla quantità giornaliera di proteine ossidate. Il calcolo è effettuato automaticamente dalla macchina

Predetto

Il livello di consumo teorico calcolato su base statistica per persone di uguale sesso – età – peso e altezza, in condizioni di neutralità termica, assoluta, riposo da almeno 12 ore e digiuno almeno 4 ore. È rappresentato dalla linea orizzontale dritta del grafico calorimetrico Quando non si possono osservare il riposo e il digiuno di 12 ore è bene almeno evitare sin dalla sveglia: caffè o the e alcolici e non aver fatto palestra o attività fisica intensa da almeno 24 ore e avere almeno 4 ore di distanza dall’ultimo pasto. Per questo è importante compilare un diario alimentare e comportamentale delle ultime 48 ore.

Analisi Bioimpedenziometrica

La metodica del BIA si basa sulla proprietà dell’organismo,di condurre la corrente elettrica. Questa proprietà è dovuta essenzialmente alla FFM (Fat Free Mass), che contenendo praticamente tutta l’acqua e gli elettroliti corporei, si comporta come un conduttore elettrico L’Angolo di Fase (l’angolo di fase può essere considerato una sorta di indice di salute) è normale ma basso.
La percentuale di massa magra è normale mentre la massa grassa è bassa come negli atleti di endurance. Il rapporto Sodio/Potassio indica anche che il paziente necessiterebbe di bere di più e consiglio una supplementazione con potassio

Obesità: Cause, Sintomi e Cura

Mi chiamo Claudio Saluzzo sono un Dietologo a Torino in oltre 30 anni di vita professionale ho aiutato centinaia di persone a migliorare la loro dorma fisica e il loro equilibrio nutrizionale.

Ho scritto io questa guida, nella speranza che possa aiutare anche te. Se stai cercando una guida con Informazioni puntuali dal punto di vista medico ricca di dettagli facile da comprendere sei davvero nel posto giusto!

Sommario

Introduzione alla cura del comportamento alimentare

Quanto dovrei pesare?

Per quale ragione aumenta il grasso corporeo?

• Insulina e aumento di peso
• Ormoni che regolano il Peso
• Quando mi debbo allarmare per l’aumento di peso?
• Circonferenza addominale
• Russare con momenti di apnea
• Sonnolenza dopo mangiato
• Dolori artrosici alle ginocchia, ai piedi e alle anche

Cause dell’Obesità

• Obesità genetica
• Obesità comportamentale
• Obesità Addominale
• Obesità degli arti
• Obesità Infantile

Conseguenze dell’Obesità Cronica che perdura da oltre un anno

1. Disagio psicologico
2. Pressione alta con necessita di cure farmacologiche
3. OSAS cioè la sindrome delle apnee notturne
4. Mortalità

Chi cura l’Obesità
Comportamento alimentare

LA DIETA

• Dieta ABC
• Ricette per il Gruppo A Gruppo B e gruppo C
• Dieta ABC fuori casa
• Come organizzare il frigorifero

Le Diete Speciali

• Dieta per il Reflusso Gastro Esofageo
• Dieta per l’acidità gastrica 
• Dieta Chetogenica
• Intolleranze Alimentari
• Dieta per la Disbiosi
• Dieta FODMAP priva di scorie
• Dieta per la Stipsi
• Dieta del sondino naso-gastrico per dimagrire
• Dieta del sondino – senza sondino
• La giornata di solo frutta

I Carboidrati nella dieta

• Quando la dieta chetogenica fa bene
• Glicemia alta
Diabete Alimentare detto anche Diabete Mellito (mellito = dolce come il miele)
• Indice glicemico e carico glicemico
• Dieta povera di Carboidrati
• Carboidrati meno dannosi

CURA DELL’OBESITÀ

Ho scritto un libro: Obesità sintomo non malattia dove spiego l’importanza di stimolare la resilienza comportamentale nella persona che desidera guarire da un disturbo così complesso.

• Obesità come conseguenza di: disturbi del comportamento alimentare

• Obesità come conseguenza di Iperalimentazione Relativa

• Obesità come conseguenza dell’insulinoresistenza

• Terapia dell’obesità legata a iperfagia e insulinoresistenza

• Terapia dell’obesità legata alle alterazioni del comportamento alimentare

Liraglutide, ormone della sazietà

Liraglutide, una puntura al giorno toglie l’obesità di torno.

E’ stata l’intuizione di uno scienziato americano a portare a questa straordinaria molecola.


JOHON ENG è l’endocrinologo dell’Ospedale Bronx Veterans Affairs Medical Center di New York a cui si deve la scoperta.

Il LIRAGLUTIDE è del tutto simile all’ormone GLP1 (glucagon like peptide 1) che produciamo quando siamo sazi. lo scienziato ENG J. osservando lo strano comportamento di una lucertola velenosa del deserto dell’Arizona che pur mangiando solo un paio di volte all’anno non va in letargo e non diminuisce il suo metabolismo nonostante il lungo digiuno, ha avuto l’idea di studiarne il metabolismo ormonale.

A metà fra una lucertola e una salamandra, il mostro di Gila è l’unica lucertola velenosa al mondo, è diffusa nell’America Settentrionale. Così è nato un filone di ricerca che sfruttando l’ormone della sazietà della lucertola è arrivato a sintetizzare una molecola in grado di dare sazietà.

 

Si tratta di un nuovo presidio medico che imita lo stato fisiologico e psicologico che consegue ad un pasto abbondante. Il Liraglutide ha una struttura simile all’ormone che produciamo quando siamo sazi,  migliora il metabolismo dei carboidrati e per questo è utilizzato anche nella cura del diabete di tipo alimentare. Il Liraglutide permette di portare il processo della perdita di peso a un livello più alto senza agire sulla stimolazione cardiovascolare, anzi gli studi sperimentali e la mia esperienza clinica sulla base dei pazienti che lo stanno impiegando dimostrano che la pressione arteriosa diminuisce. Il farmaco è stato approvato dalla Commissione Sanitaria Europea ed è reperibile c.o le farmacie italiane da qualche mese.

Liraglutide agisce inibendo l’appetito e rendendo piu’ facile la restrizione alimentare  . Quando il corpo non riceve un adeguato apporto calorico comincia a bruciare il grasso corporeo per ottenere le calorie  di cui ha bisogno.

Riassumendo l’utilizzo del Liraglutide, oltre alla perdita di peso, offre  i seguenti  vantaggi:

  • Aumenta i livelli di colesterolo buono
  • Riduce la pressione arteriosa
  • Previene diabete
  • Produzione e utilizzo

Liraglutide, che è  commercializzato con il nome di Saxenda, è realizzato in Danimarca  dalla casa farmaceutica  Novo Nordisk, ed è contenuto all’interno di una siringa simile a quella usata dai diabetici per l’insulinoterapia. E’ necessaria  una somministrazione una volta al giorno e alla stessa ora .

Che cosa è Liraglutide e come funziona?

Liraglutide è un peptide ad azione prolungata simile al glucagone-1 ricettore agonista in grado di  ritardare lo svuotamento gastrico e cosi’ determinare un prolungato senso di sazietà. Passando la barriera ematoencefalica,  inibisce l’appetito a livello centrale agendo in modo efficace sui centri della fame.

Studi scientifici e l’opinione di esperti

Rispetto ai farmaci anti obesità del passato, Liraglutide ha un’azione farmacologicamente diversa, che consente l’utilizzo ad una platea maggiore perché può essere assunto anche da persone  con problemi cardiovascolari. Grazie a questo medicinale si potrà evitare di mandare molti pazienti alla chirurgia bariatrica ed è indicato anche nelle persone con ipertensione arteriosa sistolica e sindrome delle apnee notturne.

Effetti collaterali e problemi di salute

Per quanto improbabili possano essere, gli effetti collaterali non si possono escludere del tutto.

Possibili effetti indesiderati comprendono:

  • Nausea
  • Diarrea
  • Mal di testa
  • Prurito

Il Saxenda  è prescrivibile su piano terapeutico personalizzato solo da Medici Specialisti in Scienza dell’Alimentazione, Endocrinologia, Medicina Interna e Cardiologia.

Glicidi o zuccheri

Gli zuccheri sono detti anche glicidi o glucidi (dal greco «glucus» che vuol dire dolce) oppure carboidrati o idrati di carbonio (per il fatto che sono costituiti da carbonio, idrogeno e ossigeno sintetizzati da organismi viventi).
Sono diffusi nel mondo vegetale come materiale di sostegno (cellulosa e lignine che costituiscono le fibre ali alimentari) o di riserva (amido) e in quello animale con funzioni essenzialmente di pronta utilizzazione energetica (glucosio nel sangue) o di riserva (glicogeno), e anche con funzioni plastiche o strutturali (polisaccaridi e glicoproteina).
Il 50% delle calorie assunte sono carboidrati: glucosio, fruttosio, amido, lattosio e saccarosio. Quest’ultimo è un importante zucchero a uso alimentare.
Nella dieta mediterranea la fonte principale di energia per l’organismo e ancora costituita da alimenti ricchi di carboidrati, questo a causa della vecchia cultura alimentare creata dall’elevato costo delle carni e degli altri alimenti proteici ammali.
L’individuo sano introduce ogni giorno con l’alimentazione una quantità media di circa 300/400 grammi di carboidrati che si distinguono in:

a) Monosaccaridi: sono rappresentati dal glucosio, dal fruttosio e dal galattosio, quest’ultimo di norma combinato con il glucosio a formare il lattosio presente nel latte.

 

Rappresentano il gruppo più semplice, formato da singole molecole di quello che abitualmente viene chiamato zucchero.

Il glucosio è detto anche destrosio o zucchero di mais o ancora zucchero di uva; il fruttosio è presente nella frutta matura, nei vegetali e nel miele.

b) Disaccaridi: sono formati chimicamente da due molecole di monosaccaridi e sono rappresentati da: saccarosio (ottenuto dalla barbabietola e dalla canna da zucchero), che poi è il normale zucchero che utilizziamo a tavola; il maltosio (ottenuto dai cereali); il lattosio presente nel latte in diverse concentrazioni a seconda della specie: 4,5% nel latte di vacca, 5,2% nel latte di pecora.

c) Polisaccaridi: sono detti anche carboidrati complessi (polimeri di monosaccaridi ad alto peso molecolare). Chimicamente sono costituiti da grandi molecole che, demolite, danno origine a più molecole di monosaccaridi o zuccheri semplici.
I polisaccaridi includono gli amidi e le destrine di origine vegetate e il glicogeno di origine animale. Il polisaccaride più importante per la nutrizione umana viene introdotto nell’organismo principalmente con alimenti di base, come i cereali, le patate, i legumi e rappresenta i due terzi dei carboidrati ingeriti.

 

LA FUNZIONE DEI CARBOIDRATI

Nell’organismo umano una serie di trasformazioni chimiche fa si che tutti i carboidrati – eccetto quelli che costituiscono la fibra – siano scissi nelle loro molecole costitutive, e utilizzati per fornire energia. Il bisogno di energia cresce e diminuisce in rapporto al livello di attività. Ma i processi fondamentali della vita, come il funzionamento del cuore e dei polmoni e il controllo della temperatura corporea, continuano anche quando si è completamente a riposo. Per alimentare queste funzioni, le cellule devono disporre di un flusso costante di energia, anche in assenza del flusso di nutrienti corrispondente al periodo del pasto. Poiché l’organismo ha un sistema molto efficiente di immagazzinamento dell’energia, il quantitativo di energia presente sotto forma di glucosio nel circolo sanguigno rimane praticamente costante indipendentemente da quanto si mangia, anche se la maggior parte delle persone presenta un innalzamento di glucosio dopo i pasti, normalmente questo tende a calare nell’intervallo di due-tre ore. Il quantitativo di glucosio presente nel circolo sanguigno è usualmente sufficiente per circa 10-15 minuti di normale attività. Il glucosio in eccesso è trasportato al fegato dove è convertito nel carboidrato complesso detto glicogeno, che costituisce una forma di riserva di energia a breve termine. Infatti, la possibilità di immagazzinare energia sotto forma di glicogeno è limitata, e quando questa possibilità è esaurita, l’energia extra viene convertita in grasso corporeo.
I carboidrati non hanno solo la funzione di rifornire l’organismo di energia, ma entrano nella formazione di importanti strutture come quelle del cervello, e controllano la demolizione delle proteine infatti un consumo adeguato di carboidrati riduce l’uso delle proteine per l’energia, e perciò si dice che svolge un ruolo di “risparmio delle proteine”. Riducendo la demolizione delle proteine, i carboidrati proteggono anche l’organismo da un eccesso di prodotti di scarto, derivanti appunto dalla demolizione delle proteine. Anche la demolizione dei grassi in assenza di carboidrati porta alla formazione di un eccesso di scorie (corpi chetonici) che, accumulandosi nel sangue, provocano nausea, mal di testa, affaticamento e altri effetti dannosi, di regola associati appunto a diete molto povere di carboidrati. Questa condizione è nota come chetosi.

 

Le necessità in carboidrati

I carboidrati devono costituire la maggior parte della dieta rispetto agli altri nutrienti. Circa il 50% delle calorie giornaliere dovrà provenire dai carboidrati, intorno al 25% dai grassi e intorno al 25% dalle proteine.
Poiché l’organismo umano è in grado di convertire le proteine e una parte delle molecole dei grassi in glucosio, non c’è un bisogno alimentare specifico per i carboidrati. Tuttavia gli esperti di nutrizione concordano sul fatto che una porzione ragionevole delle calorie totali giornaliere debba provenire da questo gruppo di nutrienti per impedire la chetosi, la distruzione di proteine, la perdita di sodio e la disidratazione, che si verificano quando ci si trova di fronte a una carenza spinta di carboidrati.
La dieta ideale ha un contenuto né troppo basso né troppo alto di carboidrati. Una dieta con un livello di carboidrati troppo elevato, di molto superiore a quello poco sopra raccomandato, potrebbe non fornire sufficienti quantità di proteine di alta qualità per una crescita adeguata e per il mantenimento corporeo, specialmente nei bambini. Una dieta con un livello basso di carboidrati, d’altra parte, è quasi sempre ricca di grassi, di solito saturi (grassi animali): questa condizione è rischiosa di per sé, e inoltre eleva notevolmente il livello energetico della razione, facilitando l’insorgere del sovrappeso e dell’obesità, Al confronto, le popolazioni dei Paesi in cui si consumano in preponderanza alimenti ricchi di carboidrati hanno, in proporzione, una minore quota di persone in sovrappeso e meno problemi sanitari.
Per aumentare il consumo di carboidrati, specialmente complessi, e per assicurarsi contemporaneamente molti altri nutrienti, conviene scegliere un’alimentazione ricca di ortaggi, cercali, legumi. Limitare i dolci perchè  troppo ricchi di zucchero e poveri dei nutrienti presenti negli alimenti sopra ricordati. Lo zucchero da tavola, i canditi, gli sciroppi, gli altri alimenti di questo tipo, non forniscono nient’altro che calorie e sapore dolce. Per il fatto che queste calorie non sono accompagnate da nessun nutriente qualcuno le ha definite “calorie nude”.
La stessa definizione può andare bene anche per l’alcol, che costituisce una forma di alimento più concentrato in energia degli zuccheri: 7 calorie per grammo in confronto alle 4 per grammo degli zuccheri, o di qualsiasi altro carboidrato. Le informazioni attualmente a disposizione indicano che le persone che consumano bevande alcoliche ottengono mediamente dal 5% al 10% delle loro calorie dall’alcol, e che alcune addirittura arrivano a introdurre sotto tale forma fino a 1.800 calorie il giorno,
Naturalmente, nel computo delle calorie totali, si deve tener conto anche delle calorie apportate dall’alcol.
Diversi studi hanno dimostrato che piccoli quantitativi di alcol, nelle persone sane, sono utili per la circolazione, mentre un consumo eccessivo è dannoso per il cuore, il fegato e il cervello, e può portare a carenza di vitamine e sali minerali. Si deve, però, tener presente che la gravidanza è una condizione particolare in cui è consigliabile un’estrema moderazione nel consumo di bevande alcoliche.

Lo zucchero del sangue

La presenza di glucosio nel sangue, il suo aumento e la sua diminuzione in risposta al tipo di alimenti, e i rapporti tra carboidrati della dieta e glucosio del sangue, hanno fatto nascere molte idee sbagliate in un gran numero di persone.
Alcuni ritengono che gli zuccheri provochino il diabete, altri invece pensano che causino ipoglicemia, cioè basso livello di glucosio nel sangue. Facciamo un po’ di chiarezza.

Diabete

Il diabete è una malattia ereditaria che per manifestarsi necessita del concorso di fattori scatenanti come l’aumento di peso
L’incapacità di utilizzare il glucosio fa si che i livelli nel sangue si elevino, fino a una sua eventuale comparsa nelle urine.
Il test più accurato per accertare la presenza del diabete non è tanto quello della tolleranza al glucosio, che consiste in un campionamento in serie del sangue con dosaggio del glucosio nei diversi campioni, dopo somministrazione di un carico di glucosio, quanto piuttosto quello della misurazione a digiuno dci livelli ematici di glucosio e insulina a digiuno e dopo carico glucidico con 100 grammi di glucosio. Mentre per monitorare lo stato di salute del paziente diabetico è fondamentale l’esame della percentuale di emoglobina glicata.

Ipoglicemia

È divenuta popolare la diagnosi di ipoglicemia nel caso si presentino sintomi quali uno stato di nervosismo, affaticamento, depressione, mal di testa. Questi e numerosi altri disturbi sono erroneamente messi in rapporto con il consumo di zucchero e di altri carboidrati semplici.
Un test di tolleranza al glucosio potrà rivelare i casi nei quali l’ipoglicemia esiste realmente. Ma se i sintomi non compaiono quando il livello di glucosio nel sangue è basso, e viceversa il livello di glucosio del sangue non è basso ogni volta che compaiono i sintomi, è difficile che l’ipoglicemia sia la diagnosi corretta. Per quanto questo test sia stato fatto a migliaia di persone, i medici più responsabili hanno messo in evidenza solo pochi casi nei quali i sintomi erano da ricollegarsi al livello di glucosio. Molti esperti ritengono che i sintomi così disinvoltamente attribuiti a ipoglicemia possano, per esempio, essere anche conseguenza di stati ansiosi.

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