CONOSCERE IL SONNO

PREMESSE PER UN SONNO BENEFICO

Molti pensano subito alla quantità di ore trascorse tra le braccia di Morfeo, ma dormire tanto non equivale affatto a dormire bene. Perché il sonno sia veramente ristoratore è importante anche un’adeguata qualità del riposo.

Due mete, la quantità e la qualità del sonno, non sempre facili da raggiungere, specie nella vita frenetica di oggi dove si registra un continuo aumento dei disturbi del sonno. Disturbi che non devono assolutamente essere sottovalutati per via delle conseguenze sul fronte della salute. Ecco in questo senso l’importanza di una diagnosi corretta e di una valida terapia per il recupero di un riposo notturno e salutare.

Insonnia, sonnambulismo, incubi, narcolessia, disturbi del sonno, apnee ostruttive notturne, ipersonnia, sonniluquio, pavor nocturnus, russamento.


Un buon sonno è il presupposto per una buona efficienza fisica e mentale durante la veglia. Le inchieste epidemiologiche condotte nell’ultimo ventennio nei paesi occidentali hanno indicato che un terzo della popolazione adulta non dorme bene. I disturbi più lamentati riguardano la difficoltà di addormentamento, la breve durata del sonno, i risvegli frequenti durante la notte o troppo anticipati al mattino e la sonnolenza diurna.

CHE COSA SUCCEDE QUANDO SI DORME

Il sonno può essere lento, di tipo non-REM, ovvero senza movimenti oculari rapidi oppure rapido cioè di tipo REM, ovvero con i movimenti oculari rapidi.
Il sonno non-REM viene suddiviso in quattro stadi che decretano il progressivo  approfondimento del sonno:


Il sonno REM, quello dei “sogni” tanto per intenderci, è caratterizzato da movimenti oculari rapidi (Rapid Eye Movement) e dalla scomparsa dell’attività tonica muscolare, che comunque tende ad attenuarsi progressivamente nel sonno non-REM.

Sonno REM seguito da sonno non-REM costituisce un ciclo che si ripete di norma per quattro/cinque volte nel corso della notte.

 

 

 

Nella prima parte della notte si ha una prevalenza del sonno profondo non-REM mentre nella seconda parte della notte prevalgono il sonno leggero non-REM ed il sonno REM. Ma il sonno non è soltanto il susseguirsi di stadi e cicli. Un terzo della nostra giornata (e quindi della nostra esistenza) lo trascorriamo normalmente dormendo. Un buon sonno, oltre a essere un indice di buon equilibrio psico-fisico, contribuisce a migliorare la qualità della nostra vita.Chi riposa bene durante la notte si alza al mattino di buonumore, pieno di energia e vitalità, 


 

pronto ad affrontare con carica ed ottimismo gli impegni della giornata. Anche la sfera delle relazioni sociali ne beneficia, di conseguenza: ci si sente più disponibile nei confronti degli altri dal partner, agli amici e ai colleghi ma anche verso il malcapitato che non riparte subito al segnale verde del semaforo, si è più attenti ai loro bisogni e a non ferire i loro sentimenti.  Chi ha dormito tranquillamente inoltre ha più capacità di controllare la sua impulsività, si innervosisce meno di fronte ad un inconveniente, perde insomma le staffe più difficilmente.

 

 

 

GLI EFFETTI DEL SONNO SU…

TEMPERATURA CORPOREA 

Diminuisce raggiungendo i minimi valori nella seconda parte della notte. Questo fenomeno è in rapporto al principio della conservazione dell’energia; alla diminuzione della temperatura corporea corrisponde una temporanea diminuzione del metabolismo basale.


ATTIVITA’ NEUROGENERATIVA

Dopo l’addormentamento, con l’inizio del sonno non-REM, si riduce progressivamente la frequenza cardiaca e respiratoria nonché la pressione arteriosa sistemica. Durante il sonno REM si ha invece una instabilità neurovegetativa con tachipnea e bradipnea e tachicardia e bradicardia che si alternano in maniera irregolare.

SISTEMA IMMUNITARIO

Esiste una stretta relazione tra i sistemi biologici coinvolti nelle risposte immunitarie e quelli coinvolti nel sonno. La ricerca ha dimostrato, ad esempio, un decremento della risposta immunitaria a seguito della privazione del sonno.

SESSUALITA
Quattro/cinque volte nel corso della notte, quasi sempre in coincidenza con una fase del sonno REM, si verificano erezioni del pene nell’uomo e inturgidimenti del clitoride nella donna. 


 

Il monitoraggio delle erezioni peniene notturne consente di differenziare le impotenze sessuali psicogene da quelle organiche

I DISTURBI DEL SONNO

I disturbi del sonno sono più diffusi di quanto si possa pensare. Due persone su dieci, ad esempio, si lamentano di una cronica ed importante insonnia e la percentuale cresce se si inglobano anche le altre condizioni di “sonno disturbato”. Ma quando si può parlare di vero e proprio disturbo del sonno? Il primo passo da fare è valutare se il tempo di addormentamento e di veglia intrasonno è superiore ai 30 minuti e se la durata totale del sonno è inferiore alle 6 ore e 30 minuti. Ma oltre alla quantità del sonno bisogna tenere in considerazione anche la sua qualità e l’impatto che questo ha sulle funzioni diurne.

LA DIAGNOSI

Per la valutazione del disturbo del sonno, il medico non sempre si può avvalere dei soli dati anamnestici o della visita effettuata sul paziente. In alcuni casi è necessario un particolare monitoraggio in un Centro di Medicina del Sonno (i centri in Italia riconosciuti dall’associazione Italiana di Medicina del Sonno sono una quindicina) o a casa del paziente, grazie ad apparecchiature portatili. Per identificare le diverse fasi di sonno si ricorre ad elettrodi a coppetta riempiti di pasta conduttrice che vengono applicati sula cute, precedentemente sgrassata, mediante dischetti imbevuti di collodio o cerotti. I tre parametri indispensabili per la differenziazione dei due tipi di sonno – quello lento (non-REM) e quello rapido (REM) – sono l’elettroencefalogramma, l’elettrooculogramma e l’elettromiogramma. Ecco le metodiche ambulatoriali più comunemente applicate:
POLIGRAFIA DINAMICA:
L’esame poligrafico consente di studiare il soggetto per 24 ore nell’ambito delle sue consuete attività quotidiane e preferibilmente, grazie ad apparecchiature portatili, nel suo ambiente naturale. L’indagine permette di valutare i disturbi del sonno, segnalando eventuali episodi do sonno diurno e l’esatta collocazione del periodo di sonno.
MONITORAGGIO DEI PARAMETRI RESPIRATORI
Sono diversi gli strumenti (portatili) a disposizione per la diagnosi della sindrome delle apnee morfeiche. Consentono il monitoraggio del russamento (viene posizionato un microfono sul collo), della saturazione di ossigeno (mediante una sonda posta sul dito), della frequenza cardiaca (mediante elettrodi sul torace) e della posizione corporea (attraverso un sensore applicato al di sotto dello sterno).
ACTIGRAFO
Si tratta di un piccolo strumento che si applica al polso, provvisto di un sensore di movimento e di una memoria dati. Utilizzato insieme ad un diario clinico redatto dal paziente è molto utile per la diagnosi dei disturbi sonno-veglia.

I DISTURBI DEL SONNO: CLASSIFICAZIONE

DISSONNIE
Comportano una modificazione della quantità, della qualità o della distribuzione temporale del sonno. Sono disturbi che causano insonnia (difficoltà ad iniziare o a mantenere il sonno) o ipersonnia. Comprendono forme intrinseche, estrinsiche (causate da disturbi ambientali, cattiva igiene del sonno, allergie alimentari, assunzione di sostanze esogene come l’alcool, gli ipnotici e gli psicostimolanti) nonché i disturbi del ritmo circadiano (sonno/veglia).
Gli inconvenienti:
• Difficoltà di addormentamento
• Risvegli notturni ricorrenti
• Risveglio mattutino precoce
• Sonnolenza diurna (con rischio di incidenti sul lavoro e alla guida)
• Astenia
• Scarsa concentrazione
• Episodi amnesici
• Scarso rendimento scolastico o lavorativo

PARASONNIE
Consistono in un evento inabituale e anormale che avviene selettivamente durante il sonno correlato ad un coinvolgimento del sistema neuromuscolare e/o neurovegetativo. Riguardano incubi, pavor nocturnus (terrore notturno), sonnambulismo ma anche russamento primario (non accompagnato cioè da apnee) e disturbo comportamentale in sonno REM.
Gli inconvenienti:
• Stato confusionale a automatismi in seguito ad un risveglio improvviso
• Sonniloquio (parlare nel sonno)
• Privazione di sonno
• Stress
• Cefalea mattutina
• Enuresi
• Russamento primitivo
• Apnee notturne
• Arresto sinusale
• Sindrome della morte improvvisa

INSONNIA
Colpisce il 15-20% della popolazione e comprende almeno una decina di sottotipi. Il termine insonnia esprime un concetto soggettivo di insufficiente durata e/o insufficiente continuità del sonno. Può essere di natura psicofisiologica o associata a disturbi psichiatrici, all’uso di farmaci e di sostanze alcoliche, a diverse malattie generali e neurologiche. L’insonnia psicofisiologica si instaura dopo un evento stressante e viene rinforzata da due fattori che reciprocamente si rinforzano e rendono persistente il disturbo: una certa tensione (o ansia somatizzata) ed un condizionamento negativo del sonno, che può essere “interno” (la consapevolezza del soggetto di non riuscire a dormire) ma anche “esterno” (associazione della mancanza di sonno con oggetti, suoni o odori della camera da letto). C’è anche una forma di pseudoinsonnia, che riguarda i brevi dormitori ovvero i soggetti che dormono per un tempo nettamente inferiore a quello ritenuto adeguato per la loro età (anche due-tre ore per notte) ma che non accusano nessun disturbo soggettivo del sonno né della veglia

IPERSONNIE
Contemplano diverse affezioni che hanno come comune denominatore un’eccessiva sonnolenza diurna, spesso incontrollabile e molto disturbante. I sintomi principali riguardano attacchi di sonno, aumento del tempo di sonno nelle 24 ore, ridotte performance cognitive e motorie, eccessiva tendenza a dormire. La causa più frequente di ipersonnia è rappresentata dalla sindrome delle apnee morfeiche ostruttive (il soggetto che presenta molte apnee ha un sonno molto frammentato e quindi poco riposante, con conseguente sonnolenza diurna). Tra le varie forme di ipersonnia c’è quella psicofisiologica legata a situazioni simili a quelle prese in considerazione per l’insonnia psicofisiologica e che in questo caso possono rendere difficile il mantenimento dello stato di veglia ed inducono il soggetto a restare per lunghi periodi a letto. Nella classificazione dell’ipersonnia troviamo anche la narcolessia, una malattia legata ad una disfunzione di quei sistemi neurofisiologici che rendono ben definiti i confini tra stato di veglia, sonno REM e sonno non-REM. La narcolessia presenta due sintomi fondamentali: l’eccessiva sonnolenza diurna (attacco di sonno improvvisi e incoercibili con conseguente ridotta vigilanza) e cataplessia (improvvisa e reversibile perdita del tono muscolare a livello della muscolatura di faccia/collo e del corpo intero senza alterazione delle coscienza)

DISTURBI DEL RITMO SONNO-VEGLIA
Determinati da una causa endogena (alterazione dell’orologio biologico interno che guida il ciclo sonno-veglia nelle 24 ore) o da fattori esterni, possono essere transitori o persistenti. La sindrome può arrivare a causa di cambiamento del turno di lavoro o di un rapido cambiamento del fuso orario (jet lag syndrome), o essere determinata da un periodo di sonno ritardato o anticipato.

 

Bibliografia:

Kelly C. Allison and Ellen Tarves;
Treatment of Night Eating Syndrome; Psychiatr Clin North Am. 2011 December; 34(4): 785–796.

Jean-Philippe Chaput, Jean-Pierre Després, Claude Bouchard, and Angelo Tremblay;
The Association between Short Sleep Duration and Weight Gain Is Dependent on Disinhibited Eating Behavior in Adults; Sleep. 2011 October 1; 34(10): 1291–1297.

R. Robert Auger;
Sleep-Related Eating Disorders; Psychiatry (Edgmont). 2006 November; 3(11): 64–70.

 

 

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