Impariamoci a difenderci leggendo le etichette

Scritto da dhc. Postato in Area Dietologica

Il significato delle sigle «E …»

Se un additivo alimentare è dotato di una sigla E seguita da un numero, questo significa che ha superato dei test, è stato approvato e può essere utilizzato in tutta l’Unione Europea.
Questa approvazione è controllata, riveduta e modificata alla luce di nuovi dati scientifici.
Ecco alcuni degli additivi alimentari più comuni:
• Antiossidanti: prolungano la durata degli alimenti impedendo ai grassi, agli oli e a talune vitamine di combinarsi con l’ossigeno nell’aria. L’ossidazione rende gli alimenti rancidi e fa loro perdere colore. Esempio: la vitamina C, chiamata anche acido ascorbico o E300.
Coloranti: a volte sono usati per sostituire il colore naturale che scompare durante la lavorazione o la conservazione in deposito del prodotto, o per dare ai prodotti un colore appropriato. Esempio: Caramello (E150a), utilizzato in prodotti quali salse e bibite.

Emulsionanti, stabilizzanti, addensanti e gelificanti: gli emulsionanti quali le Lecitine (E322) favoriscono la miscela di ingredienti, come l’olio e l’acqua, che altrimenti si separerebbero. Gli stabilizzanti impediscono agli ingredienti miscelati di separarsi nuovamente. Una sostanza gelificante comunemente usata è la pectina (E440), che viene utilizzata per la produzione di marmellate. Gli addensanti danno consistenza agli alimenti, come quando si aggiunge farina ad una salsa perché risulti più spessa.


• Esaltatori di sapidità: sono sostanze che esaltano il sapore di alimenti salati e dolci senza aggiungere un loro sapore specifico.
Esempio: Glutammato monosodico (E621), spesso aggiunto agli alimenti trasformati, in particolare minestre, salse e salsicce.
• Conservanti: impediscono la deteriorazione degli alimenti. La maggior parte degli alimenti che si conservano a lungo contengono
conservanti, a meno che non sia stato usato un altro metodo di conservazione come congelazione, inscatolamento o essicazione.
Esempi: spesso la frutta secca è trattata con anidride solforosa (E220) per impedire alle muffe o ai batteri di formarsi, mentre la pancetta, il prosciutto, la carne in scatola e altre carni stagionate spesso sono trattate con nitriti e nitrati (E249 - E252).
• Dolcificanti: spesso sono utilizzati al posto dello zucchero in prodotti quali bibite frizzanti, yogurt e gomma da masticare.
Esempi: Aspartame (E951), saccarina (E954), acesulfame-K (E950) e sorbitolo (E420).

ATTENTI AI GRASSI IDROGENATI 

Da un ricerca effettuata in un supermercato, su tutto il reparto dei biscotti solo tre aziende non usavano, negli ingredienti, grassi idrogenati spacca-fegato. Ma chi legge le etichette?
Spesso i grassi utilizzati in commercio sono raffinati o peggio di sintesi (oli idrogenati), i prodotti dei fast-food sono ricchi di questi grassi così come la maggioranza dei prodotti industriali. Ne consegue che queste sostanze difficilmente mancano nel nostro stomaco.
Adesso mettiamo un po’ di luce sul grasso. I grassi degli alimenti si dividono in:
grassi saturi
grassi mono insaturi
grassi polinsaturi
grassi trans (Idrogenati)

GRASSI SATURI: DANNOSI

Gli acidi grassi saturi si trovano principalmente nella carne, nei latticini, nell’olio di palma e di cocco. Sono responsabili dell’accumulo di colesterolo nel corpo e a temperatura ambiente sono solidi. L’eccesso di questi oli è dannoso per la nostra salute.

GRASSI MONO INSATURI: BENEFICI

Gli acidi grassi mono insaturi a temperatura ambiente si presentano allo stato liquido, sono buoni per la nostra salute
e sono presenti in abbondanza nell’olio di oliva, di mais, di sesamo e di molti altri semi

GRASSI POLI INSATURI: BENEFICI

Gli acidi grassi polinsaturi (AGE) sono i famosi omega-6 (acido linoleico) e gli omega-3 (acido linolenico) e sono utili per la salute.

GRASSI TRANS (IDROGENATI): SUPER-DANNOSI

Gli acidi grassi trans sono ottenuti con l’idrogenazione, cioè viene aggiunto idrogeno ad un grasso poli insaturo con lo scopo di allungare la conservazione dei prodotti (merendine, dolci, pasta a sfoglia, patatine). Allungano la conservazione ma accorciano la salute.
I grassi idrogenati presenti nei prodotti confezionati sono molto dannosi per il nostro fegato e sono da evitare, soprattutto per i bambini. Ma chiariamo come sono prodotti.

Come sono prodotti i grassi spacca-fegato?

Si parte spesso da oli vegetali di scarsa qualità che vengono sottoposti a un processo chimico, noto come idrogenazione. Poi vengono aggiunti negli alimenti, con lo scopo di mummificarli, cioè farli conservare il più a lungo possibile.

Dove sono presenti gli acidi grassi idrogenati:

Prodotti dei fast food
Margarina
Dolci e merendine industriali
Dadi per brodo
Creme alimentare spalmabili
Gelati di produzione industriale
Snack e barrette
Surgelati
Semifreddi

NOTA BENE: sulle etichette la sola dicitura grassi vegetali indica che sono idrogenati. I grassi non idrogenati sono indicati come grasso o olio vegetale non idrogenato. Da oggi leggi le etichette e il fegato ti ringrazierà.
L’OMS stabilisce che il consumo di acido palmitico (contenuto nell’olio di palma nella percentuale del 45%, ma presente anche in carne, burro, latticini) aumenta il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari.


Palm oil and blood lipid–related markers of cardiovascular disease: a systematic review and meta-analysis of dietary intervention trials
Am J Clin Nutr 2014;99:1331–50. Printed in USA. 2014 American Society for Nutrition


Insomma l’olio “vegetale” cioè di palma o idrogenato fa male. Rovina il nostro sistema cardiocircolatorio. Provoca il diabete. Forse è anche cancerogeno. Le accuse contro l’olio di palma, un grasso vegetale estratto dalle drupe (frutti simili alle olive) di alcune varietà di palme e molto presente nei nostri consumi alimentari. Lo ritroviamo in una lunghissima lista nera di biscotti e merendine del supermercato, nelle farciture dei dolci confezionati e nelle creme alimentari spalmabili di cui siamo ghiotti sin da bambini, in quasi tutti i cibi pronti e persino nei prodotti per la prima infanzia.

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