Diecimila passi al giorno: è la regola per il cuore in salute

Scritto da dhc. Postato in Area Dietologica

C’è una nuova regola: quella dei diecimila passi. Tutto nasce dall’importanza di un “motore” che regola lo stato di salute: è il sistema di vene e valvole della parte bassa del corpo che fa sì che il sangue faccia ritorno al cuore senza ricadere verso il basso, come vorrebbe la gravità.



Sono lì le basi del corretto funzionamento dell’intero sistema cardiovascolare  ed è lì che si manifestano, già nei giovani, alcuni disturbi, che prendono la forma di dolori, pruriti, affaticamenti, pesantezza e capillari rotti. La familiarità e il sesso hanno un loro ruolo (le donne sono tendenzialmente più soggette degli uomini a questi disturbi), ma perlopiù i problemi vascolari periferici sono da ricondurre a due nemici: l’inattività fisica e la cattiva alimentazione. “L’inattività porta al sovrappeso e all’obesità. Il passo successivo è l’insulino-resistenza che conduce  al diabete di tipo 2 e a rischi di infarto”, ammonisce Paul Fadel, docente di farmacologia medica e di fisiologia all’Università del Missouri, tra gli autori di uno studio che dimostra quanto sia importante il movimento per la salute vascolare negli individui di qualsiasi età e, soprattutto, quanto sia dannosa la sedentarietà protratta anche per brevi periodi.

Ecco perché – secondo l’OMS – la quota di movimento indispensabile per mantenersi in salute è pari a 10 mila passi al giorno, vale a dire circa 7 km. 
Nella ricerca apparsa su “Medicine e Science in Sports and Exercise” Fadel e il suo gruppo hanno studiato cosa avviene quando si passa da un livello ottimale di movimento quotidiano – 10 mila passi appunto – a una “dose” insufficiente, pari a meno di 5 mila passi (quelli che, in genere, sono percorsi anche dai più sedentari). Dall’analisi è emerso che diminuire per soli cinque giorni la quota di movimento è sufficiente a intaccare la funzionalità del rivestimento interno dei vasi sanguigni degli arti inferiori. Un fenomeno da non sottovalutare, che diversi studi hanno direttamente collegato a un maggior rischio di ipertensione e morte cardiovascolare. 

Dallo studio è tuttavia emerso anche un aspetto positivo: “le conseguenze negative possono essere invertite”, sottolinea Fadel. Dopo aver ristabilito la quota ottimale di movimento per alcuni giorni, si è osservato nei soggetti un netto miglioramento della funzionalità vascolare, fino al ritorno ai livelli ottimali. Un evidenza che lascia ipotizzare che non sia mai troppo tardi per cominciare a muoversi. “Il miglior trattamento è diventare attivi”.

 

 

Tratto da "La Stampa"  Sezione “Tutto scienze” pagina 18 mercoledì 21 gennaio 2015 di Stefano Massarelli

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