Cibi responsabili delle variazioni di peso

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Il comportamento alimentare iperfagico è legato a predisposizioni genetiche dovute per lo più al metabolismo del glucosio e al recettore dell’insulina. Tuttavia il cibo remunerativo sin dall’antichità classica era ben chiaro essere costituito da latte, derivati del latte e in generale da tutti i cibi vegetali.
Non dimentichiamo che tutti i vegetali sono carboidrati, idrati di carbonio, alimenti che con aggiunta di acqua per fermentazione danno alcol. In qualsiasi modo assunti i carboidrati prestano il fianco all’esagerazione, proprio perché implicati nei processi cerebrali che inducono il senso di piacere.
Per questo motivo la condizione di obesità cronica prende il nome di BULIMIA, dal greco "buos limos" cioè fame da bue proprio perché sono preferiti i cibi che mangia il bue.
Questo alterato comportamento alimentare, è caratterizzato dalla predilezione per i cibi vegetali oltre che per il latte e i suoi derivati e una sorta di rifiuto della carne.
Chi soffre di iperfagia mangia verdure, cereali, latte e derivati del latte, beve birra, vino, cioccolato, aranciata, the, caffè o bevande più o meno dolcificate con sostanze che a quelle dosi sono o ingrassanti o tossiche e ha come una repulsione per la carne e pesce che non riesce ad assumere se non affogandoli in un mare di cibi vegetali, come il pane, la pasta, il vino o la frutta.                              

Il comportamento alimentare iperfagico è legato a predisposizioni genetiche dovute per lo più al metabolismo del glucosio e al recettore dell’insulina. Tuttavia il cibo remunerativo sin dall’antichità classica era ben chiaro essere costituito da latte, derivati del latte e in generale da tutti i cibi vegetali.
Non dimentichiamo che tutti i vegetali sono carboidrati, idrati di carbonio, alimenti che con aggiunta di acqua per fermentazione danno alcol. In qualsiasi modo assunti i carboidrati prestano il fianco all’esagerazione, proprio perché implicati nei processi cerebrali che inducono il senso di piacere.
Per questo motivo la condizione di obesità cronica prende il nome di BULIMIA, dal greco "buos limos"  cioè fame da bue proprio perché sono preferiti i cibi che mangia il bue.
Questo alterato comportamento alimentare, è caratterizzato dalla predilezione per i cibi vegetali oltre che per il latte e i suoi derivati e una sorta di rifiuto della carne .
Proprio come il bue, chi soffre di bulimia mangia verdure, cereali, latte e derivati del latte, beve birra, vino, coccolato, aranciata, the, caffè o bevande più o meno dolcificate con sostanze che a quelle dosi sono o ingrassanti o tossiche e ha come una repulsione per la carne che non riesce ad assumere se non affogandola in un mare di cibi vegetali, come il pane, la pasta, il vino o la frutta. 
Non dobbiamo dimenticare un fatto curioso che ci aiuterà a capire la differenza tra il mangiare e il drogarsi con il cibo sino a manifestare lo stato d’intossicazione rappresentato dal sovrappeso.
Tutti i cibi che sono serviti alla fine del pasto in qualunque cultura e in qualsiasi parte del mondo sono sempre e soltanto: vegetali, latte o latticini.
Questi alimenti remunerativi sono assunti anche in assenza di fame. Il caffè, la frutta, la grappa, l’amaro oppure un bel piattino di formaggi o il dolce, non hanno bisogno del senso di fame, infatti si mangiano anche se si è completamente sazi. 

La ragione del piacere che si prova nel gustare del cioccolato prodotto da un abile artigiano del sapore o una caramella fatta ad arte, (non dimentichiamo che lo zucchero è vegetale essendo ottenuto, in Europa, dalla barbabietola da zucchero, un tubero molto simile ad una grossa carota, mentre in altre latitudini lo si ottiene dalla canna da zucchero che è sempre un vegetale), è del tutto simile a quella provata quando si mangia una fetta di pane, un cracker o un panino in un fast-food, e deve essere ricercata tra le complesse pieghe della nostra corteccia cerebrale.
Senza arrivare a pensare che l’elaborazione del pensiero sia pura fisiologia, perché non è spiegabile la ragione per cui taluni scelgano il fumo, altri giochino d’azzardo, altri bevano alcolici o mangino sino a pentirsene, occorre ammettere che è possibile indurre dei comportamenti di tipo remunerativo con la semplice introduzione di un elettrodo in una precisa area cerebrale, chiamata : Area Limbica.


Questa zona cerebrale sarebbe stimolata da sostanze o situazioni capaci di dare emozioni forti.
Ciò spiega perché pur dolorosamente pentiti del proprio ingrassare si continui a mangiare più di quanto, ci si potrebbe permettere; o perché pur soffrendo per le perdite al gioco si continui a scommettere somme di denaro superiori a quelle che potremmo permetterci e, perché pur rabbrividendo di paura si continui a vedere un film dell’orrore o a precipitarsi in terrificanti cadute con l’ottovolante o si pratichi il jumpig- jumping.
Il comportamento indotto da circostanze capaci, di stimolare l’area cerebrale del piacere anatomicamente definita come area limbica è difficile da studiare perché vede interessati molti elementi dell’esistenza. E’, infatti, impossibile codificare uno standard univoco di piacere. Tuttavia attualmente grazie al’impiego di sofisticate strumentazioni come la PET (Tomografia ad Emissione di Positroni) o della RM(risonanza magnetica) è possible una valutazione in tempo reale dell’eccitazione cerebrale che certi tipi di stimoli sono in grado di determinare su precise aree cerebrali. Siamo in grado di sapere quali tipi di stimoli riproducibili in laboratorio siano in grado di accendere di piacere il cervello. In senso alimentare la capacità di eccitare le aree cerebrali del piacere si è dimostrata essere assolutamente prevalente per i cibi vegetali.
Dopo un lauto pasto, dopo aver soddisfatto completamente la nostra fame, tutti noi sappiamo che volentieri mangiamo, beviamo o fumiamo sostanze vegetali, dalla classica torta, alla grappa o altro distillato, da un buon sigaro a una sigaretta trasgressiva, o più semplicemente ci gustiamo un dolce o un caffè. Mai penseremo di finire il pasto con una portata di affettati misti.
Vi siete mai chiesti per quale ragione nessuno di noi, in nessuna parte del mondo e in nessuna cultura, ritiene piacevole finire un pasto sontuoso con carne o pesce? Semplice perché carne o pesce non sono in grado di stimolare i neuroni delle aree cerebrali del piacere.

 

Bibliografia:

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