Dimagrire anche più di 30 chili

Postato in Area Dietologica

L'obesità comporta problemi non solo per chi ne soffre ma anche per l'intera società dal momento che incide pesantemente sulla spesa sanitaria. 

Quanto maggiore è il sovrappeso, tanto più facile sarà infatti l’insorgenza  di complicazioni come il diabete o l’ipertensione arteriosa, cardiopatie, insufficienza respiratoria e tutti i problemi legati alle ossa e alle articolazioni.

Ma come affrontare l’obesità? Dalla medicina alla chirurgia, le metodiche per combattere il problema si vanno sempre più raffinando. Dalla semplice prescrizione di diete mortificanti e spesso impossibili quanto lunghe, si è passati oggi a considerare l’obesità come una patologia multifattoriale che necessita di una radicale trasformazione dell'approccio terapeutico, rieducando il malato a curarsi, ad alimentarsi e a vivere in maniera appropriata.

Come la persona affetta da ipertensione o da celiachia deve accettare la necessità di evitare specifici alimenti, come il sale o il glutine, così chi soffre di una eccessiva secrezione insulinica responsabile dell'effetto moltiplicatore sulle calorie alimentari ottenute da cibi ad elevato indice glicemico, deve imparare a evitarli con serenità.

Ci sono tantissimi ottimi alimenti che hanno basso indice glicemico e che consentono una vita perfettamente normale anche per chi è affetto da questa patologia.

 

L’obesità è l’eccessivo aumento del peso grasso che rimane stabile.

Poche e semplici parole, per indicare una malattia cronica multifattoriale.

 


VARI GRADI

L’obesità non è però sempre uguale. Ne esistono, infatti, vari gradi: si va dal sovrappeso all’obesità di primo grado, dall’obesità di secondo grado alla grande obesità. Per stabilire se una persona è in sovrappeso e a quale categoria essa  appartenga, si fa riferimento a varie tabelle nate appositamente a tale scopo. Il metodo oggi più in voga e, comunque, quello ormai adottato in tutto il mondo, è l’Indice di Massa Corporea (Body Mass Index), rappresentato dal rapporto tra il peso dell’individuo espresso in chilogrammi e il quadrato della sua altezza espressa in metri. Ma per distinguere le persone pesanti da quelle grasse è necessario affiancare il BMI al valore della circonferenza addominale. La determinazione della circonferenza addominale (misurazione del punto vita), è utilizzata per valutare la quantità di grasso a livello addominale. Si parla quindi di obesità viscerale, quando il punto vita supera i parametri indicati di seguito:

  • Uomini > 102 cm
  • Donne > 88 cm

 

La rilevazione della circonferenza addominale riveste un’importanza pari a quella della rilevazione del peso.


 
Esistono due grandi categorie di obesità 

  • Quella dovuta a malattie genetico-ormonali accertate
  • Quella cosiddetta essenziale o primitiva, non legata a cause dimostrate.

L’obesità come conseguenza di malattie endocrine su base genetica ha un’incidenza estremamente bassa.

Prader Willy ecc.

Nella stragrande maggioranza dei casi è una condizione determinata da molteplici fattori di tipo biologico, ambientale, comportamentale e certamente anche genetico.

 

NEI GENI

Un ruolo molto importante è giocato dalla predisposizione genetica allo sviluppo di un’eccedenza ponderale, cioè di massa grassa. E’ stato calcolato che quando entrambi i genitori sono obesi, l’ 80% dei figli tende ad avere lo stesso problema; se è obeso uno solo dei genitori, il 40% dei figli tende a diventarlo, mentre se i genitori non hanno problemi di peso, solo il 7% dei figli incorre nella malattia.

 


Alla base di tutto sembrerebbe esserci l’alterazione di  un gene detto “ob". Questo riesce a ridurre la produzione di una importante proteina, le leptina, che ha il compito di informare il sistema nervoso della quantità di energia immagazzinata sotto forma di trigliceridi (grassi). L’aumento del deposito di grassi dovrebbe aumentare la quantità della proteina: in questo modo, l’ipotalamo, ridurrebbe la sensazione di fame e aumenterebbe il dispendio energetico.

NELLA VITA

La predisposizione genetica è una componente importante, ma non sufficiente perché si verifichi la malattia. Quasi sempre esiste la presenza di altre concause.

Quantità di cibo e stile alimentare acquisito in famiglia sono alcune delle cause obesogene comportamentali più frequenti dell’obesità.

Da non trascurare, sono anche i problemi psicologici, spesso legati sia alla comparsa sia al protrarsi dell’eccessivo aumento del peso grasso.

Molte volte l’alimentazione delle persone obese, ma anche soltanto in sovrappeso è infatti comandata da fattori emotivi: gioia, dolore, noia, tristezza o rabbia sono alcuni dei principali motivi per cui ci si trova a mangiare, magari tra un pasto e l’altro, i cibi più “proibiti”.

NELL’AMBIENTE

Nei paesi industrializzati, quelli in cui l’obesità rappresenta un problema, la migliore qualità della vita costituisce un rischio.

L’uso dei mezzi di trasporto, il comfort di ambienti riscaldati, la rinuncia a una costante attività fisica hanno ridotto inesorabilmente il dispendio energetico.

A questo punto però non è coincisa una diminuzione alimentare; anzi. L’abbondanza e l’appetibilità del cibo, la qualità più raffinata rispetto a quella di un tempo, più ricca di grassi che di fibre e carboidrati, è una seria minaccia per chi ha già geneticamente la tendenza di ingrassare.


NELLA STORIA

Come qualsiasi tipo di malattia, anche l’obesità ha radici molto profonde, tanto che si può affermare che la situazione attuale, con percentuali alte di persone obese, è il risultato di millenni di storia. In tutto il corso della storia, l’uomo si è sempre trovato d fronte a problemi di carestie o relativi al proprio approvvigionamento. I secoli e la fame hanno selezionato una popolazione capace di economizzare calorie. Improvvisamente, dopo millenni di questa selezione, è scoppiato il benessere.

Questo ha comportato una variazione della situazione alimentare: l’uomo si trova ora a “combattere” una organizzazione metabolica molto efficiente, ma che oggi è controproducente.

PER STABILIRE IL TIPO DI OBESITA’

Per determinare il tipo di obesità e constatare la distribuzione del grasso, vengono utilizzate diverse tecniche. Le più diffuse sono la plicometria e l’impedenziometria. Vengono eseguite ambulatorialmente da dietologi esperti. La prima si effettua utilizzando un particolare misuratore detto “plicometro” che misura le pliche adipose di una persona.

L’impedenziometria, invece, sfrutta la conduttività elettrica del tessuto adiposo per individuare la presenza di masse grasse o magre. Con strumenti particolari, viene fatta passare una lieve scarica elettrica, impercettibile. A seconda del tempo di conduzione si potrà stabilire se la parte analizzata è grassa o magra (nella massa magra la corrente passa più velocemente rispetto alla massa grassa).

A questi esami è spesso associata la misurazione antropometrica, cioè la misurazione delle circonferenze di fianchi e vita, addome e coscia. Per quanto riguarda il rischio legato all’obesità, questo sarà limitato se la circonferenza della vita nella donna è minore a 80 centimetri e se nell’uomo è compresa tra 88 e 102 centimetri. Questo ovviamente deve poi essere confrontato e valutato alla luce di altri esami svolti.

In centri specializzati e in alcuni reparti ospedalieri, può essere eseguita la calorimetria.

   

 

 

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