Diabete alimentare

Scritto da dhc. Postato in Area Dietologica

LO STUDENTE AV-VI-SA-TO PUÒ ESSERE SALVATO… DAL DIABETE

L’Epidemiologia ha il cinismo dei numeri e sulla salute racconta in dettaglio anche le realtà spiacevoli che a volte possono sembrare ovvie: anche l’ovvio deve essere infatti indagato col metodo scientifico per poterlo definire, a ragion veduta, tale.


Nelle periferie vivono i cittadini meno abbienti; i cittadini meno abbienti vivono meno e si ammalano più di chi ha reddito familiare e livello d’istruzione superiori.

Queste constatazioni valgono per qualsiasi fascia d’età e quindi anche per i bambini: come testimonia uno studio denominato Av-Vi-Sa-To (Avvisi di Vita Sana a Torino – propensione allo sviluppo del diabete in relazione allo stile di vita VEDI).

Come ha scritto Marco Accossato su La Stampa: “Vivere alla periferia di Torino e frequentare le scuole più al margine della città è un fattore di rischio in più nella probabilità di ammalarsi di diabete. Lo dimostra lo studio Av-Vi-Sa-To realizzato su circa 600 studenti e sulle loro famiglie.” (vedi).

I risultati del Programma (Avvisi di Vita Sana a Torino – propensione allo sviluppo del diabete in relazione allo stile di vita, VEDI) sono stati presentati all’Unione Industriale di Torino il 27 ottobre scorso. La serata, organizzata dal Presidente del Rotary Club 45° Parallelo di Torino Prof. Giulio Diale ha visto la partecipazione di numerosi appartenenti al mondo della scuola. Oltre ai rappresentanti degli istituti scolastici dove il programma si è svolto, erano presenti i rappresentanti dell’Ufficio Scolastico Regionale che aveva dato l’autorizzazione allo svolgimento del progetto stesso.

Il diabete è una malattia grave, costosa da curare e in progressivo aumento soprattutto nella forma dell’adulto (Diabete di Tipo 2). Stili di vita non corretti (sedentarietà e dieta ipercalorica) ne favoriscono lo sviluppo, tuttavia è difficile cambiare abitudini soprattutto da adulti. Gli scopi di questo programma erano due: identificare il più precocemente possibile i ragazzi a rischio e diffondere un’informazione corretta sull’importanza di cambiamento delle abitudini di vita. Per questo motivo sono stati organizzati alcuni incontri didattici presso gli Istituti Scolastici che hanno aderito, è stato distribuito un questionario (FinDRiSc) per la valutazione del rischio nei genitori ed un questionario per la valutazione dello stile di vita degli alunni, infine è stata consegnata una lettera di presentazione per i Medici di Medicina Generale o i Pediatri di Libera Scelta. Durante la serata il diabetologo Alberto Bruno, responsabile scientifico del progetto, ha illustrato ai presenti i risultati del programma.

Av-Vi-Sa-To si è svolto durante l’anno scolastico 2013-2014 ed ha coinvolto 585 ragazzi delle scuole medie e la quasi totalità dei loro genitori. Le scuole che hanno partecipato allo studio rappresentavano tre differenti situazioni socio-ambientali: centro, periferia e provincia. I risultati emersi dall’analisi dei dati ha confermato come la predisposizione a sviluppare il Diabete di Tipo 2 sia più alta nelle classi socialmente svantaggiate, con un reddito più basso, una scolarità ridotta, un più alto tasso di soggetti migrati e come questa propensione sia accompagnata ad uno stile di vita poco salubre degli alunni (nelle scuole della periferia di Torino il 23% non fa praticamente attività fisica, il 16% non fa mai colazione al mattino, il 28% mangia merendine a scuola, il 4,6% fuma). Questi dati erano già noti e studiati in programmi di più ampio respiro condotti a livello nazionale o europeo ma in questa occasione è stato misurato anche la relazione con il rischio dei genitori dimostrando che avere una madre a più alto rischio si associa a comportamenti più sbagliati e verosimilmente a un rischio maggiore per l’alunno. Sulla scorta di questi risultati e per non disperdere preziose risorse sarà importante per il futuro concentrare gli sforzi di educazione ed informazione soprattutto i queste situazioni più critiche. Alla realizzazione del Programma hanno anche contribuito l’Università di Torino, il Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Torino (VSSP, vedi), l’Associazione di Bioetica Europea e Volontariato (BiEVol, vedi) e l’Associazione Diabetici Torino 2000 (vedi).

Di Nicola Ferraro

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