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Controllo cognitivo del comportamento alimentare

Postato in Area Dietologica


L'
obesità su base psicosomatica, implica necessariamente un'iperalimentazione come conseguenza di uno stimolo emozionale. La sovralimentazione pertanto in questo caso sarebbe una risposta di tipo conscio a problemi esterni, che interagiscono con la particolare situazione interna di stress e confusione della persona (Kaplan & Kaplan, Robbins). Simili analisi sono state suggerite per spiegare il comportamento bulimico (Mizes). I primi tentativi volti a far confluire i risultati di laboratorio, condotti su animali da esperimento resi obesi a causa di lesioni del nucleo ventromediale, e il comportamento di persone obese risale a (Schachter). Egli dimostrò una sorta di analogia comportamentale fra gli animali e le persone per quanto concerne il rapporto patologico con il cibo. Entrambi rilevano, rispetto ai gruppi controllo, una maggiore sensibilita verso gli aspetti palatali degli alimenti, minore disposizione al sacrificio per ottenere il cibo e una sorta di incapacità di compensazione calorica, infatti, continuavano ad alimentarsi con la stessa intensità sia a digiuno sia dopo l'assunzione di cibo, se questo risultava molto appetibile. Tali osservazioni furono ritenute espressive di una forma di obesità causata dall'eccessiva sensibilità verso le proprietà remunerative del cibo, associata ad una ridotta percezione degli stimoli di fame e sazietà Spitzer e Rodin (Spitzer, Rodin) giunsero alla conclusione che la palatabilità verso il cibo fosse la più importante variabile capace di differenziare il comportamento dell'individuo normopeso e di quello in sovrappeso.

Sono le endorfine, così simili alle sostanze estratte dal papavero da oppio, le responsabili del senso di benessere e di appagamento, che proviamo nell’introdurre certi alimenti e in particolar modo i vegetali, il latte e i suoi derivati.
L’atto del nutrirsi diventa così dipendente non dagli stati fisiologici di fame e sazietà ma diventa il complesso risultato di sensazioni emozionali elaborate proprio nell’area limbica responsabili dei sentimenti di piacere e bisogno, prelibatezza e scelta edonistica del cibo. Le endorfine sono capaci in certe persone e a seguito di particolari stimoli di spostare la soglia del dolore ma, le difficoltà ci rendono migliori solo quando il SISTEMA LIMBICO reagisce positivamente liberando dopamina per convincerci che è giusto soffrire per poi vincere. Si è persino capaci di trovare del buono nel fare la dieta, a patto che dopo una sofferenza ragionevolmente protratta si possano avere risultati accettabili.

Ogni stimolo dell’ambiente esterno provoca contemporaneamente, emozioni, pensieri, e modificazioni organiche capaci di determinare una cascata di eventi tramite neuropeptidi, come la GASTRINA, la COLECISTOCHININA e molti altri, definiti sostanze informazionali" cioè capaci di trasportare informazioni e condizionare il nostro comportamento quanto la mente. Basti pensare all’attacco di colite che ci sorprende in circostanze spesso difficili da prevedere e che molti addirittura non riescono a contenere.
Tra i pionieri sugli studi comportamentali, Shachter e Singer nel 1962 svilupparono un esperimento capace di verificare il rapporto tra mente e corpo.
Mediante l’iniezione di una dose di adrenalina in alcuni soggetti, che credevano si trattasse di una semplice vitamina per migliorare la capacità visiva, studiarono le reazioni comportamentali. Confrontarono queste persone con un secondo gruppo al quale fu somministrata, seguendo le stesse procedure, un’iniezione apparentemente identica ma, nella fiala vi era solo del placebo.
Alcuni pazienti dei due gruppi furono informati in uno dei tre modi seguenti:

(1) alcuni vennero informati degli effetti collaterali possibili legati all’adrenalina, palpitazioni, tremori e simili, senza mai ovviamente nominare la sostanza;

(2) alcuni non vennero in nessun modo informati;

(3) altri, ricevettero informazioni fuorvianti, venne detto loro che avrebbero avvertito prurito o cefalea.

Dopo l’iniezione e il colloquio sugli effetti collaterali tutti furono messi ad aspettare in stanze separate dove erano presenti psicologi dello staff di sperimentazione, con il preciso scopo di fungere da provocatori.
Alcuni provocatori, avevano un comportamento euforico, altri aggressivo, e dopo aver inveito, uscivano sbattendo la porta, atri denunciavano pruriti e nausee. Tutte le stanze erano dotate di cineprese nascoste dietro finti specchi per monitorare il comportamento di tutti.

Il primo gruppo (1), i cui soggetti avevano ricevuto l’iniezione di adrenalina ed erano stati correttamente informati degli effetti collaterali, dimostrarono, di essere stati influenzati pochissimo, dal comportamento dei provocatori.
Quelli che non erano stati informati (2) e, quelli che avevano ricevuto informazioni fuorvianti (3), si dimostrarono i più influenzabili da parte dei provocatori. Riferirono di essersi sentiti euforici o molto irritati, secondo il tipo di agitatore che era stato loro abbinato. Questo tipo di sensazione era distribuita in modo bilanciato, sia fra coloro che avevano ricevuto l’iniezione di adrenalina, sia fra i pazienti che avevano ricevuto solo l’iniezione di placebo.
Insomma molto può fare una cura ma molto del risultato dipende dall’idea che ci siamo fatti della cura stessa.
Siamo tutti molto influenzabili!
Più scientifico appare allora lo studio comportamentale condotto su animali da esperimento, ad esempio mediante una ESB, (Electrcal Stimulation of the Brain). In pratica con un elettrodo stimolatore posto in un’area del cervello è possibile determinare la stimolazione cerebrale gratificante.
Questa scoperta avvenne per caso nel 1954, ad opera del dott. James Olds mentre studiava la stimolazione avversativa di un treno di impulsi elettrici nella formazione reticolare del cervello dei ratti. Per puro caso, per errore, un elettrodo venne posto nell’ipotalamo. Come da protocollo, ogni volta che l’animale si avvicinava ad un angolo della gabbia veniva inviata un’onda sinusoidale a 60 cicli e con stupore a seguito di quella scarica elettrica il ratto non solo non fuggiva ma “anzi vi tornava rapidamente dopo la breve uscita che seguiva alla prima stimolazione, non solo ma assurdamente vi ritornava ancora più rapidamente dopo un’uscita ancora più breve a seguito della seconda stimolazione. In corrispondenza della terza stimolazione elettrica, l’animale sembrava senza alcun dubbio ritornare all’angolo per "averne ancora”.
In che modo funzioni lo stimolo elettrico della ricompensa è ancora controverso, certo che la zona cerebrale più studiata è il fascicolo pro-encefalico mediale MFB (medial forebrain bundle). Questo fascio, sembra esercitare una sorta di rinforzo motivazionale. Quando l’animale è completamente sazio di cibo, con la stimolazione ESB è possibile farlo mangiare ancora.
Rowland e Antelman mentre studiavano il comportamento alimentare nei ratti nel 1976 scoprirono un fatto sconcertante.
Applicando una clips da carta o una pressione telecomandata, apparentemente non dolorosa, alla coda del ratto due volte al giorno provocava un incremento dell’assunzione calorica giornaliera del 129%, rispetto ad animali controllo che non subivano tale trattamento, e che avevano libero accesso allo stesso tipo di cibo. Rowland e Antelman proposero, e studi psico-comportamentali recenti lo confermerebbero che lo stress prolungato e poco aggressivo possa, allo stesso modo, indurre iperfagia anche nelle persone. È stato ipotizzato che la stessa obesità e le conseguenze sociali negative che la accompagnano, sono in grado di produrre uno stress tale da causare iperfagia, innescando un circolo vizioso dal quale è difficile uscire.
Koob, Fray e Iversen dimostrarono negli anni successivi che lo stesso fastidioso stress, applicato alla coda del ratto era in grado di far correre l’animale attraverso un labirinto poter rosicchiare un tronchetto di legno con il quale distrarsi. Al contrario il gruppo di ratti controllo, non stressati dalla fastidiosa pressione intermittente alla coda, non manifestavano il bisogno di rodere il tronchetto.
La continua attività orale, diventa in pratica un modo per combattere lo stress, d’altro canto tutti i genitori sanno quanto rilassante diventi il succhiotto per il neonato e, prima o poi tutti abbiamo sperimentato il piacere del bacio continuato, insistito, inebriante e fine a se stesso non dato per comunicare un sentimento ma solo proprio per il profondo piacere che si ottiene.
Ecco spiegato il rodere continuo, tipico di molte persone, che fanno uso di gomme da masticare, o si torturano le dita rosicchiando le pellicine attorno alle unghie, oppure mordono le stesse unghie, o hanno sempre una caramella in bocca, o fumano ripetutamente.
Questo bisogno orale compulsivo è una malattia che rappresenta una sorta di auto terapia. Può essere ricondotta a un disagio psicologico ma molto più frequentemente è dovuta alla sola necessità di stimolare l’area limbica, che più è stimolata più ha bisogno di esserlo.
Tuttavia modi diversi di ottenere questo piacere, potrebbero rappresentare un aiuto nella cura di questo disagio. Ecco perché insistiamo sul piacere che deriva da tutte le attività che possono distrarre dal bisogno di alimentarsi: l’igienismo alimentare, le regole, il movimento di breve durata ma cadenzato sui pasti, insieme all’attività fisica guidata, possono innescare meccanismi virtuosi responsabili del mantenimento dello stato di alimentazione controllata.

Bibliografia:

ANTELMAN, S. M. ROWLAND, N. E., and FISHER, A.D. 
"Tail pinch-induced eating, gnawing and licking behavior in rats: Dependence on the nigrostriatal dopamine system". 
Brain Reseach, (1975), 99, 319-377.

FRAY, P. J., KOOB,G. F., and IVERSEN,S.D. 
"Tail pinch versus brain stimulation: problems of comparison". Reply to letters by Perochio and Hendon, and Kats.
Science, (1978), 201, 841-842.

KAPLAN G.A., 
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KAPLAN G.A., 
"Prospective association between obesity and depression evidence from the Alameda County Study". 
I. J. Obesity (2003) 27: 514-521.

KOOB, G. F., FRAY, P.J., and INVERSEN, S. D. 
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MIZES J.S., 
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MIZES J.S., 
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OLDS JAMES and MILNER. P. 
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SACHACTER, S. 
"Some extraordinaryfacts about Obese humans and rats". 
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SINGER, J. 
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SPITZER & RODIN, 
"Human eating behavior: A critical review of studies in normal weight and overweight individuals". 
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